Libertà? Si può provare…

Partire da un assunto, desunto, presunto,
alfine immancabile sarà sempre il punto.
Prospettare una vita dove crescere fino all’estrema frontiera,
sino all’indefinita labile linea.
Opporre alla vita a tempo, il tempo della vita,
smarcandosi dall’esser prigioniero a vita e a tempo schiattare
nell’in/determinato gioco del massacro e dell’usura.
A che pro scendere in battaglia?
Il contributo del sangue versato non apparirà nell’atto notarile.
Dico,
cento, centocinque, centododici anni
può durare l’esistenza.
Non di più.
Per ora.
Intanto a cercare risposte ci perdiamo nel muto dissentire.
Dissipando vite.
Libertà? Si può provare…
È un compito individuale. Il fare e disfare i conti con se stessi.
Realizzare l’opera. Completarla.
Scolpire il Mosè racchiuso dentro il blocco di marmo.
Chi siamo? Dove vogliamo andare?
Interrogativi desueti, eppur sempre attuali e insoluti.
Un vantaggio l’abbiamo. Sapere donde siamo giunti. E se par cosa da poco?
Qualcuno in scena ha urlato che sarà facile? Cacciatelo dal teatro con ignominia!
Le contraddizioni, i ripensamenti, i dubbi calpesteranno le nostre stesse orme,
cancelleranno convinzioni e certezze.
Libertà? Si può provare…
Quant’è il superfluo che c’ingozza?
Siamo pieni di vuoti incolmabili.
Il primo imperativo è d’obbligo.
Liberati dal potere delle merci!
Bisogna cancellare i pixel della necessità indotta.
Bisogna spegnere chi induce in tentazione.
Bisogna staccare l’alimentazione ai persuasori occulti,
post-produttori di foto/grammi subliminali.
Bisogna circoscrivere l’azione dei pusher di professione
che
con la smorfia del sorriso
vendono bi/sogni
che
con l’indignazione sulle labbra
esaltano la sfrenatezza del consumo
che
a ogni cantone t’insinuano una dipendenza.
E sia in buona pace l’effetto farfalla
se adulti/bambini
e bambini/adulti
dovranno ridurre le loro vanità pretese.
E dei danni collaterali ciascuno si farà la sua ragione.
Il secondo imperativo è d’obbligo.
Infiltra l’Equità nelle fondamenta dello stato as/sociale!
Lavoro, operosità, ozio. Ognuno scelga secondo la sua indole. Per Costituzione.
Gli orchestrali concertatori, con le braghe strette in cintura,
per contrappasso,
vomitino lenticchie e cotiche dentro il piatto dei padroni.
Dissidenza.
Non votare!
O se voti, non rompere i coglioni!
Non votare!
O se voti, non rompere i coglioni!
Non votare!
O se voti, non rompere i coglioni!
Libertà? Si può provare…
Del servo piegato e spezzato le ossa biancheggiano nell’a/rena.
Dello schiavo spezzato e non piegato
qualche piuma svolazza a ricordo di un fremito d’ali.
Il terzo imperativo è d’obbligo.
Trova il ben/Essere, trova quello vero!
E chi può esprima i talenti in attesa che torni l’Entità preposta a chiedere il dovuto.
Non servirà indossare maschere di bronzee facce toste
a nasconderci dall’Ira del Giorno
ne vacue discolpe di servile abnegazione a illuminati sinistri imprenditori.
E infine chi vuole, se vuole
ruoti come un derviscio/bambino
alla ricerca dell’equilibrio estatico
e canti poetiche lodi
al divino non divino,
in forma di esaltazione o di bestemmia
avvolte in una nuvola d’incenso.

23 aprile 2010 / 1 maggio 2014
Ignazio Emilio Ximenes

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...