B/IO

    Un’artista senza p/arte
    note biografiche altalenanti e semiserie

    Si nasce, si vive, prima o poi si muore… e forse, secondo alcuni, si rinasce.
    All’interno di questo semplice e complesso percorso, si compone il frammentato puzzle dell’esistere che plasma una biografia.
    Se nascere ha un senso, anche il luogo in cui si nasce racchiude un significato recondito che concorre al divenire biografico
    Quindi nascere in Sardegna nell’entroterra, nascere nella piana del Campidano, nascere a Vallermosa, è stato necessariamente indispensabile per ricevere quel nutrimento essenziale che ha modellato, alimentato e rafforzato lo spirito, rivelandosi fondamento vitale per accrescere la curiosità e il desiderio verso lo s/conosciuto e dare l’impulso per ricercare e scoprire cosa celava l’orizzonte.
    E luce fu…
    …in primis la città di Roma con la sua magnificenza. Il desiderio di un sogno dietro il velo svelato. La visione di un miraggio più reale del reale. Il ricordo indelebile come un primo amore mai scordato…
    …mentre in sottofondo risuonava la colonna sonora di Jethro Tull, Pink Floyd, Emerson Lake & Palmer, Yes, Santana, Deep Purple, Black Sabbath, Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme e dell’immancabile Lucio Battisti.
    Qualche anno dopo giunse l’incompatibilità con il percorso scolastico, che m’indusse all’inevitabile abbandono degli studi e con l’arrivo precoce dei vent’anni, spinto da furiose raffiche di rivolta, fui trasportato in quel di Bologna prima e nella sua provincia poi. In quei luoghi, diventati il campo base per le esplorazioni future e le scoperte nel mondo e delle sue di/illusioni, si delineò quella che sarebbe diventata una doppia vita kieslowskiana.
    E luce fu…
    … a Bologna, satura di socialismo reale e tracce sbiadite di cingolati su strade lastricate di vergogna, ricoverato dentro un garage del centro, dove non si perdono i bambini ma gli adulti sì, all’interno di Mercedes insonorizzate soffiavo sull’ancia di un sassofono le apnee e respiri affannosi, trattenuti durante le interminabili sedute di lavaggio stoviglie/tegami in ristoranti senza ristoro.
    E, a tempo perso, il tempo residuo si perdeva in ambienti pseudo intellettuali nell’illusione infondata che le riviste cartacee avrebbero liberato le nazionalità oppresse dall’oppressione. Ma quant’è il tempo passato a illudersi? Ma è davvero tempo perduto? e intanto la coccoina spalmata sulle griglie dei menabò saturava le nari…
    …mentre in sottofondo risuonava la colonna sonora di Gaber, Jannacci, De Andrè, Dalla, Guccini, De Gregori.
    E poi la bomba alla stazione. Le stragi perpetrate. La strategia della tensione. I funerali in Piazza Grande. Un anno dopo inerpicato sulle Torri non gemelle, Bene leggeva Dante. L’eco delle terzine giungeva attutito, mentre inalavo gli inchiostri spatolati in calamai di offset cecoslovacche, desuete e mal funzionanti che faticosamente tracciavano parole, opere e omissioni su differenti grammature cartacee.
    E luce fu…
    … illuminato all’improvviso dall’apparizione di una Minolta SRT100X e dalla posa B, incominciai la ricerca delle energie vaganti rilasciate dall’universo che mi riuscì di imprimere come tracce di luce su pellicole Kodachrome e Ektachrome. Un periodo fertile che produce immagini visionarie diventate poi scenografie fluttuanti proiettate con batterie di Carousel su qualsiasi superficie riflettente. Una sorta di street art e urban screen ante litteram.
    Ma un’eminente rivista di fotografia dei tempi che furono, quasi con ripugnanza, le scartò giudicandole non fotografie.
    Nel frattempo, in cameroni di ospedali restii e riluttanti a basagliane concezioni di salute mentale,
    lustravo pavimenti per eliminare le tracce di follia di chi, additando i pazzi, s’illudeva di essere
    sano.
    E quasi per caso si materializzò una cinepresa Super 8 Beaulieu 1028 XL 60 e quasi per caso iniziai
    a sperimentarne il suo potenziale e quasi per caso si manifestò d’incanto l’amore sviscerato per il
    cinema.
    E luce fu…
    …One World Poetry – The eve of 1984 al Melkweg. L’energia avvolgente di Amsterdam. Gli scatti a
    William S. Burroughs che presenta “Le città della notte rossa”. A Gregory Corso. A Linton Kwesi
    Johnson. A Nina Hagen. A Peter Hammill. E a molti altri… Tanti fotogrammi rimasti inediti.
    La performance art e le mostre.
    Il Malombra. Il cortile di Palazzo D’Accursio. Il Cassero. La piscina del Triumvirato. L’ospedale
    psichiatrico Roncati. Il Nowall. Orea Malià…
    …mentre in sottofondo risuonava la colonna sonora di Brian Eno, Philip Glass, Laurie Anderson,
    Talking Heads, Bauhaus, Roxy Music, Ryuichi Sakamoto, David Sylvian, Depeche Mode,
    Ultravox, Devo, Kraftwerk, The Smiths, The Cure, Ultravox, Talk Talk, Simple Minds, e
    quant’altro.
    Gli amori, i tormenti e l’estasi.
    La parentesi teatrale con lo spettacolo”Giromondo” per Inca Cgil. Il progetto luci, e le ombre di una
    tournée imperfetta.
    L’Ammore e il Figlio.
    La B’ Biennale e l’orgia d’arte a Salonicco. In tanti giovani artisti a muovere i primi passi…
    Lo stacco, il distacco.
    Il primo rifiuto dell’artistica mondanità.
    Il mammo, anche se non per sempre.
    Rudolf Steiner.
    La frustrazione da casalinga.
    E ancora stoviglie/tegami lavati in ristoranti senza ristoro.
    I primi rudimenti da cineoperatore…
    …mentre in sottofondo risuonava la colonna sonora di Michael Nyman, Wim Mertens, Penguin
    Cafe Orchestra, Enya.
    L’incontro con Wim Wenders alla stazione di Bologna, senza che lui si sforzasse nemmeno un po’
    per ri/conoscermi.
    E bomba non bomba, invece di approdare a Roma e perseguir la regia cinematografica, il ripiego
    come freelance nel pantano dei format televisivi.
    Videoone, produzioni per Rai, Mediaset, BBC, TV Svizzera e altri. Aiuto operatore, aiuto
    elettricista, aiuto fonico, aiuto operatore, aiuto regista… aiutooo! aiutooo! aiutooo! Una mosca
    imprigionata negli ingranaggi della fasulla comunicazione mediatica.
    E in parallelo, per buena suerte, la scuola Ipotesi Cinema in quel di Bassano del Grappa. Un respiro
    liberatorio e corroborante.
    Poi improvvisa la lucida consapevolezza di essere inadatto alla regia.
    E infine le collaborazioni forzate con Sat 2000, Cineindustria, Arancia Film.
    Lo stacco, il distacco.
    Il secondo rifiuto dell’artistica mondanità…
    …mentre in sottofondo la colonna sonora taceva silenziosamente.
    E buio fu…
    …in balia degli eventi.
    Educatore di strada in inutili progetti per compagnie di adolescenti.
    I progetti, inutili e di facciata, sui minori immigrati. E gli inutili chilometri di documentazione
    audiovisiva HI8, ripresa, montata e caduta nell’oblio.
    Gli inutili laboratori nelle scuole dentro il guazzabuglio delle offerte formative.
    Il disgusto dei 25 fotogrammi al secondo.
    La riscoperta dell’immagine “fissa” contemplativa.
    Lo stacco, il distacco.
    Il terzo rifiuto dell’artistica mondanità…
    …mentre in sottofondo la colonna sonora taceva silenziosamente.
    E ancora stoviglie/tegami lavati in case di riposo per anziani abbandonati alla loro triste sorte.
    E ancora superfici lustrate e pasti cucinati in asili nido per frugoli abbandonati alla loro triste sorte.
    E all’improvviso ancora lampi d’illusione…
    …attore estemporaneo, e a tempo perso fotografo di scena, in “Tu te souviens d’Adil?”.
    E in concomitanza la prova sempre rinviata con la scrittura latente, diventa manifesta dentro il guazzabuglio di http://www.ilmiolibro.it con l’auto pubblicazione di Up and Down nwoD and pU (poesia e immagine) e Mommothi (romanzo ancora in corso d’opera).
    E tante tante tante lettere, quante lettere a case editrici piccole e grandi. E tanti tanti tanti silenzi, quanti silenzi dalle case editrici piccole e grandi.
    Nonché nascosto dietro lo pseudonimo Nurmar, gli in(s)contri tra entità sconosciute nei contest REW[f], promossi da RomaEuropa fondazione.
    E ora, sono ancora qui…
    …tra gli squilli invasivi di un centralino,
    a interrogare le pitie occultate tra gli effluvi di pneuma…
    …e nel tempo che rimane di un tempo che scorre sempre più ossessivo,
    passo il tempo
    a concepire pensieri e parole,
    a elaborare immagini in arte digitale
    a fare imprimiture antiche su tele nuove e spalmarle con collage,
    a progettare ipotetiche installazioni,
    a ideare ipotetiche performance
    a immaginare ipotetiche proiezioni urbane,
    a avviluppare le dita sui tasti di un pianoforte “scordato” da musici sbadati.
    Concludendo posso solamente affermare con certezza di non esser di primo pelo, giacché ho visto la luce nel lontano 1959.
    Però lo Spirito si mantiene gggiovane,
    a differenza della Carne debole che con malcelato compiacimento,
    riempiendo di tormenti l’Anima,
    continua a cedere, senza opporre nessuna resistenza, a ogni suadente tentazione artistica.
    E senza disconoscere nulla di quanto detto e fatto finora, affermo per chiudere:
    la polvere sollevata serve a sviare e cancellare le impronte, scongiurando il tranello del rimpianto…
    …mentre in sottofondo riprende a risuonare la colonna sonora di musici vari e di svariate musicalità, in una mescolanza sincretica post-rock, indie rock, folk rock, alternative rock, sacra, minimalista, classica, pianistica, new age, celtica, rinascimentale…
    …e chi più ne ha più ne metta.

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